Affitti brevi: Consiglio di Stato rinvia alla Corte UE il ricorso di Airbnb sulla cedolare secca

'Ganasce fiscali’ al sito Airbnb tra le mosse dell’Agenzia delle Entrate

Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 6219 del 18 settembre 2019, ha disposto il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea della vertenza promossa da Airbnb, che – a più di due anni dall’entrata in vigore della norma che ha previsto l’applicazione di una tassazione agevolata al 21% sui redditi da locazioni brevi – continua a rifiutarsi di applicare la cosiddetta cedolare secca e di comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate.

 

Il Consiglio di Stato, nel rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Ue, ha escluso la ricorrenza dei presupposti per procedere alla diretta disapplicazione della normativa contestata e ha affermato che l’interpretazione del Tar, che con sentenza del 18 febbraio 2019, ha respinto il ricorso di Airbnb, non presenta tratti di patente irragionevolezza.

 

Nell’ambito del medesimo procedimento, ulteriori istanze di Airbnb sono state respinte dal Tar del Lazio il 25 settembre 2017 e il 18 ottobre 2017, dal Consiglio di Stato l’8 giugno 2018 e dal Tar del Lazio il 9 luglio 2018. Nell’ultimo dei casi elencati, il Tribunale Amministrativo ha anche condannato il portale al pagamento delle spese.

 

Airbnb ha dichiarato al Tar di aver incassato circa 621 milioni di euro nel corso del 2016. Consultando altre dichiarazioni pubbliche rilasciate da rappresentanti del portale, si apprende che il numero di arrivi presso gli host italiani è stato di 9,6 milioni nel 2018 contro i 5,6 milioni del 2016 (+71,43%). Gli annunci relativi ad alloggi italiani, rilevati da Incipit e Inside Airbnb, erano circa 405mila al 31 dicembre 2018 contro i circa 209mila al 31 dicembre 2016 (+93,8%). Conseguentemente, si può stimare che da settembre 2017 ad oggi Airbnb abbia riscosso affitti per oltre 2 miliardi di euro ed abbia omesso di trattenere e versare al fisco italiano circa 430 milioni di euro.

 

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli intermediari sono sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017. Secondo quanto affermato dai legali dello stesso Airbnb, le sanzioni applicabili sono complessivamente pari al 140% delle ritenute non effettuate, di cui il 20% per non aver effettuato la ritenuta e il 120% per omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta. All’epoca del primo ricorso (settembre 2017), Airbnb aveva effettuato una simulazione basata sugli introiti del 2016, stimando – a fronte di un mancato versamento pari a circa 130,4 milioni annui – una multa di circa 156 milioni di euro all’anno. Considerando l’aumento del giro d’affari, l’importo complessivo della multa, relativa al periodo settembre 2017-agosto 2019 potrebbe aggirarsi sui 600 milioni di euro.

 

Nel caso di Airbnb, è prevedibile che vengano chiamati in causa “Airbnb Italy” e i suoi amministratori. Si tratta di una società a responsabilità limitata con sede a Milano, che è sotto la direzione ed il coordinamento di Airbnb Inc, società con sede nel Delaware. Fa parte del gruppo anche “Airbnb Ireland UC”, private unlimited company con sede a Dublino, che ha registrato in Italia il dominio airbnb.it Non è da escludere, quindi, che nel perimetro delle azioni che saranno messe in campo dall’Agenzia delle Entrate per tutelare i propri crediti, possa rientrare anche un pignoramento del sito airbnb.it.

 

stralcio da www.hotelmag.it