Imu, colpo di grazia al sistema ricettivo

Il sistema ricettivo italiano, già provato dall’assenza di politiche turistiche e da una crisi che sembra non avere sbocchi, sta per subire l’ennesimo colpo al cuore, che sarà, per molte aziende, letale. Il salasso IMU è in arrivo: alle porte dell’estate gli albergatori pagheranno in media oltre 12.000 euro. Si tratta di una stangata durissima, fatta e finita, che colpisce l’unica Industria che ormai, in Italia, merita questa definizione. Il dato poi che preoccupa di più è che i conti che sono alla base di queste statistiche sono state fatte con un prelievo dei Comuni di livello medio, ma gli enti locali potrebbero decidere contributi massimi fino al 10,6 per mille sul saldo di Dicembre. Allora sarebbero guai ancora più seri, ed il default di molte aziende sarebbe inevitabile. Il centro studi di Asshotel Confesercenti calcola che il caro IMU metterà in seria difficoltà non solo il sistema alberghiero italiano ma anche molti altri settori, che invece di vedersi sostenuti si trovano quotidianamente alle prese con una pressione fiscale non più sostenibile. Questa nuova Imposta, oltre che rozza per progettazione, può certamente essere considerata non degna di un Paese che vorrebbe definirsi avanzato. Quello che lascia interdetti sono i dati che vengono dal settore del turismo, fin qui trainante. In questo settore, infatti, si combinerà l’effetto di un prelievo non certo leggero con il calo ormai evidente, ove non drammatico, di presenze e fatturati. Infatti, proprio a causa della crisi, le famiglie italiane stanno riducendo i soggiorni nelle strutture ricettive, e le vacanze si annunciano sempre più brevi. Da un paio di anni Assohotel Confesercenti aveva lanciato l’allarme recessione nel settore, ma prima il Ministro Brambilla, poi il Ministro Gnudi non sembra abbiano mai ascoltato le nostre istanze. Riconosciamo al Ministro Gnudi un’attenzione per le economie, prevalentemente turistiche, di zone interessate dal sisma ma, all’atto pratico, nulla se non parole di sostegno ed incoraggiamento. Il turismo però in questo momento non ha bisogno di parole ma di atti concreti. E’ utile ricordarlo: se esiste un settore che non delocalizza, che impiega risorse umane, che genera produzione e consuma di merci e, soprattutto, non è inquinante ed è, al contrario, forte stimolo di crescita culturale e sociale tra i popoli, questo non è certo l’industria tradizionalmente intesa ma l’industria dell’ospitalità.